Il libro della mia vita Kundera, scava l’anima con parole essenzialiIl libro della mia vita | Il libro della mia vita

Kundera, scava l’anima
con parole essenziali

La copertina del libro
La copertina del libro
Enrica Bortolami23.08.2018

DUEVILLE

“L'insostenibile leggerezza dell'essere” di Milan Kundera è uno scritto introspettivo, che scandaglia a fondo l'animo e lo fa con grande acume, alternando con sapienza dotte citazioni filosofiche a descrizioni delle più istintuali pulsioni umane. Sullo sfondo ci sono le vicende drammatiche della Primavera di Praga; in primo piano due storie d’amore caratterizzate da un profondo squilibro, in cui una parte domina e l'altra subisce, proprio come i cechi devono soggiacere alla schiacciante superiorità russa. Non c'è mai un giudizio da parte dell'autore, che non orienta a esprimere solidarietà o condanna per l'uno o l'altro personaggio; il testo espone soltanto vicende, tutte le considerazioni saranno poi onere del lettore. La parte più interessante è relativa al “dizionario delle parole fraintese”: racconta di incomprensioni, delle distanze che mettiamo tra noi e le persone che ci stanno vicino quando non ci preoccupiamo di spiegare il “mormorio semantico” che attribuiamo alle nostre parole. Troppo spesso non ci rendiamo conto di non dare il giusto valore alla parola, strumento prezioso, raffinato, supremo e terribile. È condivisibile la tesi di Kundera: sovente la soluzione più comoda diventa la fuga, più difficile è cercare il confronto. È evidente, aprirsi all'altro significa rivelargli una nostra nudità che è ben più intima di quella fisica, significa far affiorare la nostra anima perché della sua visione chi ci sta davanti possa godere, compiendo una scelta molto coraggiosa perché essa implica il conferimento di un grande potere al nostro interlocutore e la contemporanea accettazione, da parte nostra, del rischio che tale potere venga usato contro di noi. Amo questo romanzo, scritto nel 1982, per la sua universalità, che lo rende attualissimo nell'epoca di mass media e social network, dove le parole scorrono a milioni, per apparire sempre sostanzialmente vuote, per rimanere galleggianti e lievi, in superficie, condannate ad una leggerezza purtroppo, dolorosamente, insostenibile.

Testo inviato dalla Biblioteca di Bolzano Vicentino