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Lettere anonime sulla piscina

Il sindaco Giancarlo Acerbi
Il sindaco Giancarlo Acerbi
Karl Zilliken30.09.2014

VALDAGNO. Sta per concludersi il primo quadrimestre del mandato da sindaco di Valdagno di Giancarlo Acerbi.
Che voto si darebbe in pagella?
«Nove per l'impegno e la volontà a me e alla giunta. Sette per i risultati, una sufficienza piena. In poco tempo non si può fare chissà cosa, ma è un voto in proiezione».
Può vantare una lunga esperienza amministrativa. Cosa c'è di nuovo nel ruolo attuale?
«È tutto completamente diverso. Prima c'era un parafulmine, ora mi sto rendendo contro che quel parafulmine sono diventato io. Non credevo che la differenza fosse così forte, sotto tutti i punti di vista».
Cosa le piace di più?
«Incontrare la gente ed instaurare un rapporto con le persone più disparate. È impegnativo ma mi piace».
Un lavoro stancante, quindi?
«La mia giornata inizia alle 6.30 con una corsa. Dalle 7.30 scendo in pista e, se va bene, torno a casa all'ora di cena. E non esistono più i fine settimana. Ho l'agenda piena».
Anche la giunta regge questi ritmi?
«Per chi sgarra sugli orari c'è una multa simbolica di 5 euro. Alla fine dell'anno devolveremo il ricavato in beneficenza. Per la verità, ho già dovuto sborsare 10 euro».
Qual è stato il momento peggiore di questi mesi?
«La chiusura della piscina coperta. È un cruccio. Ho dedicato molto tempo alla questione, ma è una trattativa tra privati e questo, chiaramente, mi limita. Ho ricevuto anche lettere anonime che mi hanno ferito personalmente, ma è difficile fare di più».
A proposito, i cittadini si stanno organizzando per occupare pacificamente il prossimo consiglio comunale proprio sul tema piscina.
«C'è un'interrogazione per fare il punto della situazione sul futuro della piscina. Sono tre mesi che mi chiedo cosa si potrebbe fare oltre alla mediazione tra privati. Credo comunque che sia fondamentale avere un servizio come quello».
In campagna elettorale ha vinto la linea di non fare promesse. Ora, quali sono i primi traguardi?
«Vogliamo riorganizzare la macchina comunale, con un investimento tecnologico e la collaborazione degli altri comuni. Poi, vogliamo lavorare sulla scuola di ogni ordine e grado per fornire la fibra ottica e la banda ultra larga. Stiamo agendo anche per una forte collaborazione tra gli istituti ed il mondo del lavoro».
Il futuro dell'ospedale?
«Amministro il Comune più grande dell'Ulss e sono preoccupato per la sanità di tutto il territorio. Non sono contro il nuovo ospedale unico di Montecchio, ma non vorrei che i soldi che servono per quell'opera fossero tolti ad altri servizi già attivi e funzionanti. È importante che la Conferenza dei sindaci lavori compatta sul tema».
Qualcuno la vedrebbe bene come presidente della Conferenza.
«Non ho alcuna ambizione in questo senso. Appoggeremo chiunque sia autonomo e che porti avanti il massimo impegno sulla causa della sanità. Posso continuare il mio lavoro anche nell'esecutivo».
Il suo ruolo come dipendente Ulss può essere un problema nella difesa del “S. Lorenzo”?
«Come promesso, mi sono dimesso dai miei due incarichi tre giorni dopo le elezioni. Tutte le delibere sono pubbliche. Sto lavorando anche per il trasferimento in un'altra Ulss. Nessuna norma mi obbliga a farlo, ma è una questione di correttezza e stile. Smetterei volentieri di lavorare, ma non sono ricco ed ho due figli che studiano».
Cosa le ha lasciato l'esperienza con Alberto Neri?
«Molto. Non bisogna fare scelte facili, ma quelle più giuste. Si deve guardare al bene della città con una visione complessiva, senza curarsi troppo delle critiche e degli applausi. Faremo il massimo in questi cinque anni, poi, forse, torneremo a casa ma sapendo di aver operato per il bene della città».
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