«La beffa è avere 60 milioni senza spenderli»

L'ex commissaruio della Provincia Attilio Schneck
L'ex commissaruio della Provincia Attilio Schneck
Marco Scorzato03.10.2014

VICENZA. Iniziò tutto con una Bmw nera, sette anni fa. Il giorno delle elezioni provinciali, a spoglio ancora in corso, il candidato leghista Attilio Schneck entrava a palazzo Nievo su quell'auto, che l'amico-autista parcheggiava in quello che sarebbe poi stato il “suo” posteggio: non era ancora presidente della Provincia, ma aveva già scommesso sulla vittoria. E trionfo fu, con Piero Collareda, sfidante del Pd, ad alzargli il braccio con sportiva rassegnazione. Era il 28 maggio 2007, a Roma governava Prodi, a Vicenza ancora Hüllweck, Renzi non era ancora sindaco di Firenze e lui, ex sindaco di Thiene, succedeva a “Lady Provincia” Manuela Dal Lago: stesso partito, un mare di differenze. Oggi, sette anni dopo, di cui cinque vissuti da presidente, più i tempi supplementari da commissario, Schneck si appresta a riconsegnare le chiavi.

Ha già nostalgia?
No, perché non ho niente di mio in queste stanze. Fin dall'inizio ho detto: sono di passaggio, per amministrare.

Le foto di 7 anni fa la ritraggono tiratissimo: dieta dura per quella campagna elettorale?
(sorride) Avevo eliminato tutto ciò che fa ingrassare: dolci, pane, vino, salvo qualche bianco. Saltavo gli appuntamenti conviviali. No, non è stata dura.

Duro l'impatto in Provincia?
Migliore del previsto: mi avevano prospettato una correntopoli e invece fu bello constatare la fiducia di quella Giunta.

Giunta meno politica dell'era Dal Lago e lei diede un giro di vite alle spese: svolta politica.
Una questione di carattere. Ho sempre lavorato di squadra, dando autonomia agli assessori. E ho iniziato subito con tagli al bilancio e nei Cda.

Spending review ante litteram?
La realtà era già cambiata: se non garantivo entrate alternative all'ente, sarei rimasto in impasse. Prima, certe risorse permettevano una spesa anche esagerata. Ho ridotto il debito da 230 a 70 milioni, non ho toccato Ipt né Rc Auto e con me zero consulenze esterne: qualcuno ci è rimasto male, ma era un'esigenza storica.

La beffa è che il patto di stabilità vi inchioda 60 milioni. Se ne esce in qualche modo?
È una beffa e non se ne esce, perché lo Stato predone si fa forte della mia virtuosità per tenere in piedi la baracca e gli equilibri di Maastricht.

Renzi vuole ritrattare il patto con l'Europa.
Continua a dirlo, ma la Ragioneria dello Stato lo blocca.

La Provincia non è stata abolita ma riformata. Scelta giusta?
Una riforma caotica. E su 800 miliardi di spesa pubblica, con la manovra sulle Province si risparmiano 32 milioni...

Achille Variati, sindaco di Vicenza, parte favorito su Milena Cecchetto, leghista come lei, per la successione?
Purtroppo i consiglieri e i sindaci sono convinti di essere in un'avventura politica, credono che alleandosi con Variati si trovino poi di fronte a una vittoria politica.

Non è così?
Oguno deve capire come portare avanti l'interesse diffuso della Provincia. Ma quello che è successo tra capoluogo e Provincia in questi anni, su nomine e partecipazioni e su altri temi importanti, dimostra visioni divergenti. Prenda il Dal Molin: Vicenza è la città più militarizzata d'Italia, è il primo obiettivo per i nemici dell'Occidente, e non ha una minima compensazione. E non mi si citi il parco pieno di bombe... Dov'è la tangenziale nord?

È in conferenza dei servizi il primo tratto, sbloccato sull'asse Comune-Governo nelle pieghe dell'accordo sulle compensazioni.
La Sp46? Era una partita che avevo già chiuso, con 20 milioni dall'Autostrada e 20 dalla Regione. Poi il progetto è andato a 70. Ora ce ne mette 20  l'Anas, ma non arriveranno mai.

Il Comune pensa il contrario.
Comunque la tangenziale nord completa non ci sarà.

Si poteva fare di più sulle compensazioni? E come?
Con l'unitarietà. Che non c'è.

Tutta colpa del Comune?
Il Comune ha la sua, e forse anch'io non sono riuscito a “coagulare”: ma avrei voluto battere i pugni a Roma con un territorio compatto, anche se magari mi mandavano a quel paese.
È mancata l'unitarietà, a partire dai parlamentari vicentini.

Anche della Lega?
Tutti. La trasversalità ce la insegna sempre il Sud.

A luglio si era “autocandidato” per restare dov'è: aveva l'appoggio di Dino Secco, Forza Italia, ma ai tavoli del centrodestra il «no» è venuto dalla sua Lega. Perché?
(sorriso, pausa) Non lo so.

È perché lei non è governabile?
(sorride ancora, sopracciglio alzato) Sì, ma la considero una medaglia alla mia indipendenza: sono nato libero e lo sarò sempre, ma questo a volte si paga. Comunque anche la Lega era libera di fare le scelte.

Fiera: tre aste per vendere le quote, tutte deserte. Perché?
Perché se viene qui Variati ha il 64% e cambia tutto....

Più facile vendere il 64%?
Abbiamo un grande presidente in Fiera: se Matteo Marzotto porta la Fiera a una prospettiva più ampia, non ci sarà tanto la cessione quanto la fusione, in primis con Verona.

Lei invece ha sempre detto no alla fusione Ftv-Aim. Perché?
Perché vuol dire travasare l'utile di Ftv nelle perdite di Aim. Il danno è per gli utenti, con tariffe più alte. Io ho cercato di non far pagare Pantalone.

Dal Lago fece un mutuo per le azioni dell'Autostrada. È ancora “necessaria” la presenza della Provincia?
Sempre: l'ente pubblico condiziona le scelte solo se è presente. E quest'anno torna a beneficiare dei dividendi.

Lei è presidente in A4 e da un anno con un'indennità da 100 mila euro. Cosa cambia con l'addio alla Provincia?
Nulla. Ho un incarico triennale dal 2013 quando non ero già più presidente. Un incarico da privato in una Spa privata.

Cosa farà dal 12 ottobre?
Potrò concentrarmi al 110% sulla Valdastico Nord. E rimettere a posto qualche acciacco. Nostalgia non ne avrò, non sono uno che si lega alle cose. Nella vita conta altro: conta ciò che puoi dare alle persone.

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