Svelato il segreto
per spezzare in due
gli spaghetti crudi

Totò alle prese con gli spaghetti
Totò alle prese con gli spaghetti
05.09.2018

Marco Malvaldi, in “Le due teste del tiranno” (Rizzoli, 2017), cita i commenti sdegnati che accolsero la notizia di una ricerca, condotta da scienziati inglesi, sulla forma della coda di cavallo. «Ma studiare qualcosa di più utile, tipo la cura per il cancro?», era il tono di quei commenti. Qualcosa di simile, probabilmente, sarà stato detto anche a proposito di un esperimento messo a punto da un gruppo di fisici del celebre Mit di Boston. L’oggetto dell’esperimento, infatti, sono gli spaghetti. O meglio, come riuscire a spezzare in due uno spaghetto crudo. Detto così, non sorprende che qualcuno si possa chiedere quale scopo abbia studiare un’operazione che non richiede alcuna fatica, e che moltissime persone fanno quotidianamente quando si accingono a cuocere gli spaghetti stessi. Per quanto, come abbiamo già avuto modo di dire in questa rubrica, i puristi sostengano che gli spaghetti vanno cotti interi, lasciando che sia l’acqua ad ammorbidirli e a farli scivolare nella pentola. Venendo all’esperimento, spezzare uno spaghetto in due in realtà non è così facile come sembra. Quasi sempre si rimarrà con almeno tre frammenti. Capire il perché del fenomeno ha richiesto anni di studio. Non perché gli scienziati non abbiano niente di meglio da fare: l’analisi dei processi di frattura, onnipresenti in natura, può consentire di capire - e prevenire - ciò che capita nei terremoti, nella caduta degli alberi, nelle ossa. Nei ponti, argomento di tragica attualità. Lo spaghetto è un esempio molto comune e facile da maneggiare di oggetto fragile allungato. Nel 2005 gli scienziati Basile Audoly e Sébastien Neukirch sono arrivati a capire perché non si spezzi praticamente mai in due soli pezzi, formulando un modello matematico. Non ci era arrivato nemmeno Richard Feynman, premio Nobel 1965, considerato tra gli uomini più geniali di tutti i tempi. Compreso cosa determini il fenomeno, la sfida è diventata un’altra: c’è un modo per spezzare uno spaghetto in due? I fisici del Mit, a cui si faceva riferimento prima, l’hanno trovato, come spiegano nell’ultimo numero della rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America”. Due studenti, Ronald Heisser e Vishal Patil, hanno realizzato un dispositivo che consente di torcere e piegare gli spaghetti. Dopo averne spezzate centinaia (hanno scelto i Barilla N. 5 e i Barilla N. 7), e aver filmato il tutto, hanno scoperto che bisogna torcere lo spaghetto oltre un certo grado e poi piegarlo lentamente nella parte centrale. Si romperà in due parti. Il modello matematico si potrà applicare ai «processi di frattura torsionale e cinetica in una vasta gamma di sistemi», magari progettando modi per prevenire le fratture stesse o ridurre i danni conseguenti. Pensateci, la prossima volta che avrete in mano uno spaghetto. È il protagonista di serissimi studi scientifici dai risvolti importanti. Poi, provate a spezzarlo in due. • © RIPRODUZIONE RISERVATA