Andy Luotto è Clivus 2014
"Innamorato del baccalà"

Da sinistra Massimo Stizzoli, l'attore e chef Andy Luotto e Gaetano Tobin
Da sinistra Massimo Stizzoli, l'attore e chef Andy Luotto e Gaetano Tobin
28.06.2014

MONTEFORTE. Ha sorpreso un po' tutti quando, con la sua proverbiale simpatia, ha spiazzato la platea nel momento di scegliere il suo piatto preferito. Senza esitazione ha tagliato corto: "Il baccalà, anzi per essere precisi - ha puntualizzato l'attore, doppiatore e cuoco, Andy Luotto - il baccalà alla vicentina".
Nelle colline del Soave per ritirare il prestigioso premio Clivus, il volto noto delle trasmissioni di Renzo Arbore oltre alla battuta sul baccalà ha dissertato su cinema, televisione e cucina, con arditi paralleli: «I complimenti di un commensale sono come gli applausi a scena aperta. Non c'è spettacolo più bello del cibo». Fin dalle prime battute, accompagnate dalla consueta ironia, Andy Luotto ospite ieri della Cantina di Monteforte e del Gruppo Sportivo Dilettantistico Val d’Alpone de Megni in occasione della consegna del Premio Grappolo d’Oro Clivus 2014, non ha fatto mistero della sua vera passione. Quella per il “far da mangiare bene”: scegliendo gli ingredienti più genuini, prestando attenzione a qualità e stagionalità dei prodotti, lavorando il meno possibile le materie prime per conservarne le caratteristiche.    

Nella cornice del Chiostro del Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone, l'artista della cucina, italiano per scelta e attore “pentito” che predilige rimanere ai fornelli, è stato premiato per la bravura, simpatia e straordinaria versatilità tanto nelle apparizioni televisive e cinematografiche, quanto per il ruolo da professionista conquistato nel mondo dell'enogastronomia come divulgatore della migliore tradizione gastronomica italiana e “guest star” in cooking show, rassegne gastronomiche e convivi tra amici, capi di Stato e star del cinema.

Vestendo la divisa da chef sotto la giacca, «così – ha esordito – mi sento meno in colpa a non lavorare», Andy Luotto ha dispensato aneddoti di vita, si è raccontato ed emozionato. Con il calice in mano perché al Premio Clivus, nel corso dell’intervista condotta dal giornalista e scrittore Silvino Gonzato, è stato accompagnato da una sommelier in una degustazione informale di quattro vini firmati da Cantina di Monteforte per i quali ha proposto l'abbinamento ideale. Dal baccalà fritto e mantecato (e qui appunto si è lasciato sfuggire il suo amora viscerale per il piatto) a fare da antipasto ai bigoli con rafano, cren, burro, parmigiano fino al capocollo di maiale marinato in vino rosso e frutta da degustare assieme a una insalata croccante.     

«Se fatto con coscienza e passione, non c'è mestiere più bello di quello del cuoco» ha proseguito. Lavoro che ha delle assonanze con quello del viticoltore: «Come il vino va fatto prendendosi cura quotidianamente della vigna, allo stesso modo uno chef deve “sporcarsi le mani” nell'andare alla ricerca dei prodotti migliori. Senza perdere il contatto con il cielo, il mare e la terra». In tal senso, non ha risparmiato critiche nei confronti dei programmi condotti da alcuni colleghi chef che si atteggiano a personaggi televisivi: «La tv sta ammazzando la buona cucina e il palato».   

La passione prima di tutto, dunque, abbinata a esperienza sul campo e formazione. «Volevo fare lo chef da tutta la vita» ha proseguito, ricordando gli anni trascorsi in compagnia della cuoca di casa, Maria Illuminati, quando nel 1965 si trasferì con il padre dall'America in Italia. «In cucina accadevano cose più interessanti che in salotto» ha confessato. Ricordi racchiusi in parte nelle pubblicazioni che Luotto ha consegnato alle stampe: la collezione di 100 ricette per ogni tasca e palato “Faccia da chef” (edizioni Anteprima 2011) e “Padella Story, le mie cucine” (edizioni Reverdito 2013) nelle cui pagine non mancano vicende singolari da accompagnare a qualche prelibatezza, meglio se appena sfornata.   
Tra gli episodi divertenti, Andy Luotto non ha tralasciato di ricordare l'incontro casuale avvenuto con Renzo Arbore. «All'epoca vendevo oggettini di plastica al mercato e mi chiese se volevo fare tv assieme a lui». Da qui le prime apparizioni, a prestare il volto a personaggi curiosi. Indimenticabile è per esempio l'arabo circondato da un harem di odalische, che l'hanno fatto apprezzare per spontaneità e simpatia. E oggi anche per la capacità di solleticare il palato attraverso i suoi piatti.     

Per il quinto anno consecutivo, Cantina di Monteforte ha accompagnato sulle colline del Soave Classico nomi di grande prestigio. Oltre al direttore del Tg4 Mediaset Mario Giordano (2013), hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento Massimo de’Manzoni (2012) vicedirettore vicario del quotidiano “Libero”, Gerardo Greco, attualmente conduttore del programma di approfondimento di Rai Tre “Agorà” (2011), e Mauro Mazza, già direttore generale di Rai Uno (2010).

«Il Premio Grappolo d'Oro Clivus è frutto dell'impegno di un'azienda radicata nel territorio, che mantiene un forte legame con la gente» ha sottolineato Gaetano Tobin, direttore di Cantina di Monteforte. «Qui, nei nostri vigneti, centinaia di viticoltori lavorano ogni giorno per produrre vini di qualità, apprezzati sia in Italia che nel mondo».
Fondata nel 1952 da 80 vignaioli e posizionata nella zona del Soave Classico, Cantina di Monteforte conta 600 soci che vi conferiscono le uve migliori. I viticoltori col loro lavoro difendono le proprie colline, consapevoli che da lì nasce la vera qualità. Oggi i soci coltivano circa 1.300 ettari di vigneti: il 30% della produzione totale di Soave Classico, il 10% della produzione di Soave Doc, il 5% della produzione totale di Lessini Durello, l’1% della produzione di Valpolicella Doc, a fronte di un fatturato 2013 di 15,5 milioni di euro. Sono oltre 2 milioni le bottiglie prodotte all’anno: etichette apprezzate in Italia e all'estero, in particolare in Germania, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi seguiti da Svizzera, Giappone, Stati Uniti.